UN NUOVO MANDATO PER DON RICCARDO

30nov2018

“Il Vangelo è destinato a tutti”: un nuovo mandato per don Riccardo! In obbedienza al suo vescovo, Monsignor Fabien, allo scadere del secondo mandato a Betanatanana, diocesi di Maintirano, don Riccardo ha accettato una nuova sfida e si è recentemente trasferito in una nuova missione, nella sua diocesi di Morondava. La missione di Antsiraraka…

 

                                                                                                         Novembre 2018

 

Cari amici, vi scrivo dalla nuova missione dove sono arrivato una settimana fa. 

Qualcuno si chiederà come mai un cambiamento così imprevisto; si sa che quando un missionario viene "prestato" a un altra diocesi lo è “a tempo determinato”, nel mio caso lo ero per tre anni ed era stato possibile (oltre che necessario) fermarmi ancora altri tre.

Allo scadere dei sei anni ho ritenuto opportuno rendermi disponibile per nuove urgenze.  

 

 

Cosa lasciamo a Betanatanana... / Partenza da Betanatanana 

Senza alcun dubbio sono stati anni molto intensi. Si è trattato di rianimare delle comunità cristiane esangui o già spente, di reperire e formare nuovi responsabili, di rilanciare insomma la vita cristiana, cominciando dalla preghiera, dai Sacramenti ecc. Certo, le grosse difficoltà non sono mancate, fin dagli inizi, ma, come sempre, accanto ai problemi ci sono le soluzioni, spesso nelle persone di collaboratori discreti, attivi, disponibili. 

Dopo i primi anni, il vescovo di Maintirano, invitando il vescovo di Morondava a visitarmi a Betanatanana, aveva parlato di "miracolo"!!! Beh, non esageriamo, ma certamente si era fatto tanto.

Venendo via e facendo le consegne al vicario generale, abbiamo riflettuto insieme sul fatto che accompagnare la realtà di Betanatana esiga qualche cambio di mentalità e di stile: siamo consapevoli, però, che lo Spirito sa guidare la Sua Chiesa infinitamente meglio delle nostre paure.

Oggi la missione di Betanatanana conta tredici comunità cristiane e dieci scuole di varia entità hanno cominciato a rivivere. La bella chiesa grande è luminosa, irradia la luce dai finestroni su cui sono state messe le immagini dei martiri in Madagascar (e cioè sia europei - cattolici, luterani, riformati - che malgasci, la stragrande maggioranza).

Un semplice e visivo ricordo che tutti siamo chiamati a costruire un’unica Chiesa dai molti volti.

Non posso che dire un GRAZIE immenso a tutti voi, che a titolo diverso avete partecipato (con preghiere,consigli,corresponsabilità, denaro, ecc) dentro questo grande afflato di amicizia che ci accompagna da anni ormai.

Mi guardo indietro per salutare la gente di Betanatana, per ringraziare, mi stupisco anche per quanto insieme abbiamo costruito e, sono sincero, mi “rigiro” su qualche rimpianto di progetti non riusciti (alludo al dispensario per il quale ho davvero dato tutto ma che, a causa della situazione amministrativa locale, non è stato possibile realizzare).

Tuttavia, come ammonisce saggiamente papa Francesco: non ruminiamo desolazione!  

 

 

Verso Antsiraraka

Il trasferimento si è svolto in due momenti: dapprima la partenza dei collaboratori, Vincent e  Albertine, con due operai e un po' di materiali e, a seguire, la mia.

Una visita rapida di Vincent qualche mese fa ci faceva notare che quasi niente era previsto per la nostra presenza laggiù; così ci siamo un po' organizzati a metter insieme quelle poche robe necessarie per installarci e cominciare rapidamente. Oltretutto la stagione delle piogge ci taglia fuori dalle comunicazioni: a nord abbiamo la TSIRIBIHINA (più grande del Po), che è pericolosa quando è gonfia di acqua, e verso sud l’unica pista è comunque difficile da transitare. 

Partiti il tre settembre, Vincent e Albertine sono arrivati a Antsiraraka tre giorni dopo, morti di fatica e con parecchia paura. Proprio in quei giorni, infatti, una banda di ladri aveva assaltato un villaggio vicino a Bekopaka - via di transito dei nostri amici - ripartendo con sessanta zebù e cinque persone in ostaggio per scoraggiare ogni tentativo di inseguimento. 1

Io avrei voluto seguire di lì a poco, ma volevo fare tutte le consegne in maniera precisa e ordinata e quindi sono partito il 16 ottobre. Speravo che l’autista del vescovo di Morondava venisse a prendermi, ma, a causa della grande insicurezza, per paura, si è rifiutato categoricamente di muoversi!!! Cosi il 16 mattina con una macchina, un amico e due militari, finita la messa e salutata la gente, mi sono incamminato verso Antsiraraka dove sono arrivato il giorno dopo.  

Paura... Devo dire di no, ma trepidazione sì,passando vicino ad un villaggio assaltato dai ladri di bestiame che avevano dato fuoco ad alcune capanne e sparato a quelli che ne uscivano. Bilancio finale: sette morti. 

Il contrasto tra la cattiveria della gente e i paesaggi grandiosi e coloratissimi... Non potrebbe esser più stridente!  

 

Ritorno al “paese dei baobab” 2 3Il Menabe ha ancora molte di queste piante strane e gigantesche.

Avendo lavorato dodici anni a Mandabe, la parte meridionale del Menabe la conosco abbastanza. La nuova missione si trova però a nord (cartina) e la sua composizione etnica rispecchia perfettamente l’immagine del Madagascar di oggi: un miscuglio di etnie come dentro a un unico “frullatore”!!! Infatti sono moltissime le persone che lasciano i propri luoghi di origine per cercare altrove lavoro e nuove opportunità.

Mi ha enormemente stupito incontrare la gente di  Antsiraraka e venire a sapere che molti di loro sono originari degli altopiani, che ci sono cristiani e diversi cattolici. La presenza protestante è forte, maggioritaria, rigogliosa. 

Del tutto assenti i musulmani. Notevole la presenza di chiese pentecostali (sette).

4Appena arrivati, sono cominciate le scoperte: di acqua potabile ce n’è poca e va quindi razionata (foto taniche?); per noi cinque (Vincent, Albertine, io e due operai) avremo a disposizione dodici taniche ogni due giorni e… Bisogna farla bastare…

Abbiamo anche appurato che il “pilone” delle comunicazioni non funziona, il telefono funziona raramente e ci rendiamo così conto di essere… Fuori dal mondo. Per trovare la connessione più vicina bisogna percorrere cinquanta chilometri!

Trent’anni fa un progetto finanziario dalla UE, grazie a una piccola diga, ha sviluppato la messa in cultura di 800 ha di risaie. Una risorsa impagabile per lo sviluppo di qui... Se non fosse per la strada impraticabile durante la stagione delle piogge (dicembre-marzo) e il brigantaggio che rendono questi posti, molto insicuri. In questa prima settimana sono state uccise tre persone. Tre villaggi che ho visitato sono deserti. Gli abitanti fuggiti a causa degli assalti dei ladri di bestiame. Ecco, l’insicurezza non è certamente una scoperta, ahimé, ma la situazione comune a molte zone del Madagascar: bisognerà tenerne conto e agire con prudenza, senza però lasciarsi frenare.5

La presenza di una comunità di suore che gestiscono la scuola elementare-media è assolutamente un grande dono. Mentre nei villaggi d'intorno... Tutto resta da fare.

Mi pongo di frequente la domanda.. Nonostante l’avvicendarsi  di parecchi missionari l’evangelizzazione non ha camminato molto... Perché?

Lo scopriremo poco alla volta visitando i villaggi, ascoltando la gente e facendoci raccontare le loro storie. La presenza di etnie varie ( Sakalava, Betsileo, Antaisaka ecc) non ci facilita le cose. Ma il Vangelo è destinato a tutti. 7 So di contare ancora una volta su di voi tutti... Perché non è la mia.. Ma la NOSTRA MISSIONE. 

UN ABBRACCIO A TUTTI,

                Padre Riccardo 6