Don Riccardo – 30/09/2015

Betanatanana, 30 settembre 2015

 

Cari amici,

riprendo la penna per scrivervi qualche notizia dalla missione.

 

15 luglio: il pellegrinaggio a Maintirano

Pellegrinaggio2Sono state ore di cammino e di preghiera, sempre alternate con canti: un raccoglimento che “andava da sé”. Potete davvero credere che siete stati tutti molto presenti nei nostri cuori durante gli oltre 20 chilometri che separano Betanatanana da Maintirano. Il nostro gruppo, circa 200 persone, che aveva come distintivo il cappello di paglia dei contadini, si è ritrovato compatto alla meta, per onorare le spoglie di santa Teresina, la santa delle missioni, che è venuta a farci visita insieme ai suoi genitori, Zelie e Martin.

 

Sei vescovi …. e una piccola delusione  

VescoviLa foto ci mostra i sei vescovi che sono passati rapidamente da Maintirano il 6 e il 7 agosto. Al centro Mons. Savio, cinese, segretario del dicastero per la Propagazione della fede; alla sua destra il nuovo nunzio in Madagascar, il quale ha alla sua destra il vescovo di Tsiroanomandidy, spagnolo, da cui dipende la regione di Maintirano. Dopo cinque anni di consultazioni e di riflessioni si sperava di avere finalmente la nomina del nuovo vescovo della regione. Invece questa delegazione è venuta a dirci di “…continuare a pregare!”. I malgasci hanno un proverbio che dice: “Un animale senza la testa non va da nessuna parte”. Lavorare da queste parti dà a volte il senso della solitudine e dell’impotenza e ogni tanto mi sento abbandonato a me stesso, visto che il mio “capo” viene di rado, quando può. Inoltre mi ha confidato che, dopo l’operazione all’anca, non è più efficiente come prima, pur essendo giovane. Certamente dopo cinque anni di attese e di rimandi, venirci a dire che su oltre mille preti malgasci non ne hanno trovato ancora uno “vescovabile”… È un po’ difficile da credere! È evidente che non figuriamo tra le priorità della chiesa malgascia, ma questo è un altro discorso.

 

Verso Morondava per le celebrazioni 

Da Maintirano sono poi anch’io partito con loro alla volta di Morondava, la diocesi dove si trova Mandabe, dove ci aspettava Mons. Fabien. Tutti erano in festa per il 50° dell’erezione a diocesi. L’intera conferenza episcopale malgascia era a Morondava per solennizzare questi eventi. Erano poi attese anche qui le reliquie di santa Teresina e dei suoi genitori. Ricordo che la prima cosa che dissi a Mons. Fabien appena nominato vescovo era stata di impiantare in diocesi una comunità contemplativa. E così, proprio in questi giorni, è stato benedetto il nuovo monastero di clausura della comunità carmelitana. Si è concluso anche il percorso sinodale di tre anni, che la diocesi aveva fatto per “ripensare il proprio futuro” alla luce dei cinquant’anni dal Concilio. Avevo preparato il sinodo con molto impegno ed è stato per così dire aver passato di mano il testimone agli amici sacerdoti, vescovo in testa. E lui, nel discorso, ci ha tenuto a ringraziarmi davanti a tutti.

La piccola Teresa non sarebbe contenta se non vi vedesse sorridere. Dai, fate un sorriso!”, ho detto a tutti. Nella foto quasi tutti i vescovi malgasci vicino alle urne dei santi.Vescovi2

 

Dopo la visita e le celebrazioni a Morondava, è venuto il tempo di tornare rapidamente alle nostre cose a Betanatanana, per preparare l’inizio del nuovo anno scolastico: cercare i nuovi insegnanti, reperire il materiale scolastico e i libri di testo per i ragazzi, ecc. Ai primi di settembre, una ventina di giovani insegnanti sono arrivati alla missione di Betanatanana per uno stage di formazione di due settimane. E’ stato un momento importante per visionare insieme il profilo dell’insegnante cattolico e del suo “ministero” (sì, è proprio questa la parola usata da s.Giuseppe Calasanzio 500 anni fa, quando dava inizio alle prime scuole cattoliche a Roma), ma anche un tempo per conoscersi e per ragionare sui programmi e gli inevitabili adattamenti. Li ho trovati molto attenti e disponibili, coscienti che di questi tempi andare per le nostre campagne, visitate di frequente dai ladri di bestiame, è di certo rischioso. Ma è un servizio prezioso, di cui la patria e la Chiesa hanno bisogno urgente.Pranzo

Come vedete dalla foto, la “sala da pranzo” è spartana e lo spirito di compagnia molto elevato.

Nelle due domeniche successive sono stati proprio gli insegnanti ad animare la liturgia della messa, in modo accurato e gioioso. La comunità cristiana li ha accolti e salutati come i figli di casa, anche se fra di loro non ce n’è uno di Betanatanana.

Quelli di Tanananarive risiedono negli alloggi che abbiamo costruito apposta per loro ed insegnano qui a Betanatanana.Insegnanti

Mentre gli insegnanti che provengono da questa zona, cioè Maintirano e dintorni, insegnano nelle scuole di brousse, che per il momento sono cinque. Sono i più esposti, ma anche i più adatti, perché conoscono meglio il dialetto di qui, le usanze della gente, sono più abituati al clima e sanno quindi relazionarsi meglio con i genitori dei bambini e la gente delle campagne, che ho ripreso a visitare periodicamente dopo il mio rientro.

Insegnanti2

Il 15 settembre anche i ragazzi hanno ripreso la scuola. A Betanatanana gli alunni, frequentanti sono 450.

È per me sempre una grande gioia vederli ritornare a scuola e vedere anche che tutti i sacrifici che voi amici italiani fate, sostenendo queste scuole per offrire loro un insegnamento di qualità, sono ripagati. È bene ricordarci che le scuole sono il futuro di questa regione, una delle più arretrate del Madagascar. Ne approfitto per dirvi di cuore un grande grazie.

Media

Durante questi mesi i lavori sono continuati e siamo ormai al termine della costruzione della scuola media. Manca ancora qualche dettaglio. Nella foto si nota bene l’edificio nuovo fiammante che da pochi giorni ospita gli studenti.

 

Albertine

 

Ma intanto alla missione la vita prosegue nel quotidiano. Albertine, fedele alla missione sia di Mandabe che di Betanatanana, è colei che si occupa del buon andamento delle cose di casa e della cucina: nella foto ci mostra qualcosa dell’orto che segue sempre con molta passione. La sua presenza continua alla missione assicura anche accoglienza, ascolto e attenzione, soprattutto verso i poveri che ci visitano quotidianamente. Vorremmo fare di più e meglio, ma intanto offriamo loro fraternamente questo aiuto, convinti che questo sia il primo e più importante annuncio del Vangelo.

 

Durante questi mesi  sono molte le famiglie che procedono alla famadihana, cioè al rito di trasferimento dei loro morti nelle tombe di famiglia. Gli Antaisaka ad esempio, gruppo etnico originario del sud est del Madagascar, si organizzano per raccogliere le ossa dei propri morti in questo periodo e farle seppellire a Vaingandrano. La famiglia che ho visitato e che sta facendo queste piccole croci in cemento è invece del gruppo dei Sakalava, che hanno deciso di  mettere a posto tutte le tombe di famiglia. In ognuna verrà messa una piccola croce, che spesso porta  anche il nome del defunto. Sarà questa un’occasione di una grande festa di famiglia. Questo non significa che siano dei cristiani, anzi la maggior parte non lo é. Ma ho chiesto loro di condividere un momento di preghiera.Cimitero

Approfitto di quest’occasione per ricordare che non é la croce l’ultima parola della nostra vita, ma la resurrezione.

Sarà di certo un’altra occasione importante per ricordare qualche amico carissimo che il Signore ha chiamato a sé nei mesi scorsi. E a voi amici che siete nel lutto voglio ridire il mio ricordo affettuoso e riconoscente e vi assicuro la preghiera. 

Un abbraccio a tutti voi.

      don  Riccardo