Don Riccardo – 28/03/2020

Carissimi,

so che non è una pratica da seguire, la mia. Tuttavia stamattina mi sono messo il Santissimo in tasca ed ho fatto un giro per Antsiraraka … INSIEME A LUI, quasi a ricordargli che anche noi siamo della sua famiglia!

Sono passato accanto alle chiese “sorelle”: anglicani, riformati (mi sono fermato a pregare davanti alla grande croce a lato della loro chiesa) e luterani. Vedendomi passare, una donna è uscita in cortile per chiedermi se davvero a Pasqua ci si troverà nella chiesa nuova a pregare! Purtroppo ho dovuto risponderle di no: i lavori ci avrebbero permesso di ultimarla in tempo utile per le celebrazioni pasquali, ma abbiamo ritenuto opportuno seguire anche qui gli ordini impartiti un po’ dappertutto circa i possibili rischi di contagio in luoghi affollati.

I bambini uscivano a frotte dalle case per “battere il cinque” (ci salutiamo così!), i più lontani mi chiamavano a squarciagola …

Tra me e me gli dicevo: “Signore, saranno orfani fra qualche tempo?”

Passando poi vicino a una capanna, mi sono sentito chiamare da una donna; mi sono fermato e lei, paralizzata, mi dice: “Fermati, preghiamo un po’”. Ha così estratto il Rosario, che avevo benedetto e distribuito agli adulti proprio domenica scorsa, invitandoli a tenerci uniti, tutti insieme, recitandolo quotidianamente. Abbiamo pregato insieme un paio di decine di Ave Maria e poi mi sono rimesso in strada, non dopo essermi sentito dire “Ritorna presto!”.

Anche qui, a causa della pandemia, viviamo il clima irreale di un villaggio che sta “aspettando il nemico”… Nemico che lo distruggerà.

Quasi tutti, dopo gli annunci e gli allarmi, continuano il vivere di ogni giorno: le donne impegnate a cercare l’acqua e a occuparsi della casa (cibo e bambini), gli uomini a preoccuparsi di riso e risaie.

Del resto siamo rassegnati, visto che finora il Ministero della Sanità non ha fatto arrivare niente: non qualcuno che prepari la popolazione, non del materiale di disinfezione e ancor meno medicine. Non ci sono misure di isolamento, figurarsi decisioni sui funerali, dove parenti e conoscenti normalmente si “pressano” dentro la stanzetta del morto!

Il vescovo stamattina mi ha confermato che le autorità sanitarie non hanno davvero predisposto nulla!

Insomma, sembra ripetersi il detto di Gesù “… Come ai tempi di Noè, la gente era presa dal viver di ogni giorno”!

E così ci adeguiamo anche noi: chiuse le scuole e rimandati a casa alunni e insegnanti; in questi giorni stiamo procedendo anche alla chiusura dei cantieri.

Il mio collaboratore Vincent e i suoi operai partiranno presto; avranno molte difficoltà per raggiungere le famiglie a Tananarive, dove i mezzi di trasporto pubblici non funzionano. Quindi, una volta arrivati a Antsirabe, tenteranno di trovare qualche macchina privata che li conduca a destinazione (avranno ancora circa 160 chilometri da percorrere per arrivare a Tananarive, la capitale).

E poi fino a quando? Ci saranno vittime anche fra di loro? Domande da far venire i brividi!

Che fare durante questa “ibernazione forzata”?

La vita qui nelle savane non è nemmeno concepibile dentro le capanne per giorni, settimane, ancor meno per mesi.

Una cosa è certa: se la pandemia arrivasse, si porterebbe via interi villaggi rapidamente!

Mai come adesso si sente che siamo fragili, indifesi e abbandonati!

Sentiamo però che davvero siamo … nelle mani di Qualcuno! Non siamo soli fintantoché c’è l’Eucaristia nelle nostre mani e finché Lui – il nostro Messia – anziché entrare in sella a un asino, con lo sventolio delle Palme e con l’acclamazione degli Osanna… si accontenta di “visitare i suoi clandestinamente” in compagnia del suo missionario!

Stavolta a Pasqua Gesù sopprime tutti i simboli, i segni, le cerimonie e le “coreografie”, insomma tutte le “stampelle della nostra fede”.

Gli basterebbe sentirsi dire” SIGNORE, TU SAI TUTTO: TU SAI CHE TI AMO! “.

Vi abbraccio tutti!

Buona Pasqua!

Don Riccardo