Don Riccardo – 10/12/2023 – Natale
Antsiraraka, 10 dicembre 2023
Cari compagni e care compagne di questo nostro viaggio missionario, ci avviciniamo alla fine di questo anno, ma la liturgia non rallenta, anzi ci proietta in avanti, perché vivendo bene il Natale siamo un po’ più pronti per il prossimo anno.
I malgasci, quando devono dare un giudizio su un evento ambivalente, come un anno che sta per chiudersi, dicono: “Toy ny tantély amam-bàhona” (miele e aloe: miele e fiele!).
Guardando alla nostra Missione, bisogna riconoscere che sta crescendo rapidamente. Sono quasi trecento i ragazzi che recentemente hanno ricevuto la prima Comunione. Ci stiamo impegnando affinché due volte al mese, grazie ai sette ministri dell’Eucaristia che si fanno decine
di chilometri, la gente di brousse riceva la Comunione.
Le scuole sono quattordici e gli insegnanti circa trenta, per lo più giovani, ma di ammirevole disponibilità. Vivono con la gente nelle campagne, con lo stretto necessario, esposti a paure e alle angherie da parte dei ladri di bestiame, che durante le razzie si portano via quello che trovano. Le scuole funzionanti e la partecipazione al catechismo rappresentano la nostra “prevenzione” di fronte al banditismo dilagante!
Le piccole comunità che visito ogni domenica stanno crescendo anche in qualità, e a questo proposito voglio dire un GRAZIE sconfinato a tutti voi che ci sostenete con le adozioni a distanza. Nelson Mandela diceva che “l‘educazione è l’arma più forte per cambiare il mondo” e noi aggiungiamo che non è separabile da Chi il mondo l’ha cambiato sul serio: GESÙ CRISTO!
Fa piacere sentire da parte dei nostri vescovi, mgr Fabien e il suo ausiliare Jean Nicolas, spontanei apprezzamenti per la crescita pastorale della nostra Missione, che additano come esempio alla diocesi: ciò ci conferma che stiamo andando nella giusta direzione. Non ci abbandoniamo però alla vanagloria: “i fiori si odorano, ma non si mangiano” recita un proverbio.
A volte ricevo da alcuni di voi dei complimenti venati di nostalgia per una realtà che da voi ormai non esiste più: state tranquilli, noi qui non viviamo in un paradiso sperduto, dove tutto è più facile, ma nemmeno sottovalutiamo le fatiche dei miei confratelli in Italia, che vivono tempi di vera e lunga crisi. Queste sono chiese giovani, che hanno le qualità e i difetti dei giovani: da una parte freschezza, entusiasmo, creatività, crescita numerica; dall’altra superficialità, incostanza, nomadismo religioso fra fedi e sette diverse, senza staccarsi dall’ossequio ai culti e alle credenze tradizionali. Nella vita quotidiana, dove ogni cosa ha un prezzo e dove “la mano sinistra ignora ciò che fa la mano destra”, molti inciampano nella corruzione e in favoritismi di ogni genere. Questo serve a ricordarci che il Vangelo non è mai stato facile. Per nessuno!
Dobbiamo mettere nel conto della “porzione di fiele” un fenomeno nuovo, ma che sta dilagando: i sequestri di persona. Se lo scorso anno i casi sono stati tre o quattro, quest’anno se ne contano oltre quindici. Lo Stato, almeno per ora, contrasta fiaccamente questo fenomeno criminale, che non risparmia donne e bambini. Così ogni tanto abbiamo anche noi qualche ventata di paura. Per ora non hanno toccato personale religioso, ma non si sa fino a quando.
Inoltre, nel mezzo della malavita e della criminalità ordinarie, c’è un fenomeno poco appariscente, ma rigoglioso: l’abitudine alla vendetta! Questo dà un’ulteriore conferma che la vita cristiana resta, per molti, assai superficiale. Guai però ad arrendersi! Sarebbe far credere che Gesù sia impotente di fronte al male.
Sarebbero tanti gli episodi da raccontare, ma mi sono limitato a spigolare qualcosa di questa Missione che il Signore ci ha affidato e che siamo tutti impegnati a far crescere con quello che Lui ci mette tra le mani. Nello scorso mese di novembre ricorrevano cinque anni dal suo inizio. Insieme a tutti voi, ogni giorno, dico grazie al Signore per i miracoli che continuamente compie.
Giungano a ciascuno di voi i miei auguri per le festività natalizie e per il nuovo anno. Sosteniamoci
con la preghiera incessante. A tutti voi la mia totale e fraterna riconoscenza.
Vi abbraccio forte,
don Riccardo