Diari di viaggio

VIAGGIO A MANDABE
(giugno 2004)

di ritorno dal Madagascar, vogliamo raccontarvi la nostra esperienza alla missione di Mandabe con padre Riccardo, anche per riferire a tutti gli amici dell’Associazione “Progetti ECAR MANDABE' “ ciò che avviene laggiù.

Molti di voi sanno già parecchie cose di questo grosso villaggio sperduto nella savana, lontano da centri organizzati, dove si arriva per piste impervie malamente tracciate, per guadi di fiumi e fiumiciattoli, con un percorso veramente avventuroso di 180 km dalla città di Morondava, sul canale di Mozambico.

A Mandabe le case-capanne si succedono lungo una strada sterrata che conduce alla piazza centrale dove si svolgono le feste e il mercato. Oltre la piazza, percorsi polverosi tra file di capanne, costruite con ossatura di legno e canne, mura di fango secco, tetto a travicelli ricoperto di fitte foglie di palma selvatica.
I 2000 abitanti appartengono a varie etnie, di lingua e costumi diversi, che convivono pacificamente, ma un po' separatamente.
Manca l'energia elettrica e la rete idrica e per gli approvvigionamenti d'acqua c'erano solo fosse, pozze e acque stagnanti, finche non sono stati realizzati alcuni pozzi .

La popolazione è composta soprattutto di bambini che sbucano ovunque e ti accolgono sempre festosamente. Più che l'estrema povertà colpisce la mancanza di condizioni igieniche elementari, dovute in gran parte alla scarsa disponibilità di acqua pulita e alla promiscuità tra persone e animali.
Abbiamo constatato la relazione profonda che lega la gente a padre Riccardo, il quale, oltre al solito amore per i bambini e per i più poveri, ha saputo intessere buoni rapporti anche con il sindaco, i protestanti, i guaritori, i commercianti: tutti lo conoscono e lo rispettano. Il sindaco è finalmente una persona che sembra prendere a cuore i problemi della gente e tiene in conto le proposte di padre Riccardo. In un'intervista che ci ha rilasciato, ha enunciato le priorità d'intervento: garantire la sicurezza (sono sempre più frequenti infatti i furti, soprattutto di bestiame, che significano la rovina delle famiglie), rimuovere una certa rassegnazione della gente che contribuisce all'ulteriore degrado, ripristinare il canale lungo 8 km, che circonda due terzi del paese e che porterebbe acqua a 400 ettari di terreno, e lavoro per 300 famiglie (progetto quest'ultimo promosso e sollecitato con tenacia proprio da padre Riccardo).

La missione cattolica così come l'ha restaurata padre Riccardo è una vera oasi aperta a tutta la popolazione: ospita 5 classi di scuola elementare, ha un pozzo a disposizione di tutti (e ci sono file continue di donne e ragazzi ad attingere acqua potabile), un orto fiorente diviso in una decina di comparti ben ordinati e regolarmente innaffiati tramite un altro pozzo. L'orto produce anche per la popolazione che viene a procurarsi verdura fresca, e costituisce un esempio di produzioni possibili che qualcuno sta seguendo in proprio.

La vita religiosa è piuttosto ricca: ogni mattina, alle cinque (ed è ancora buio pesto di questa stagione), un suono secco e ripetuto di campana ci sveglia, in chiesa si recita il rosario al lume di candela, e alle 5,30 si celebra la Messa: nei giorni feriali non sono tantissimi i partecipanti, ma si notano alcuni fedelissimi. Sono stupende, naturalmente intonate e armoniose, le voci di questa gente che elevano canti nel silenzio notturno dell' ambiente.

Al sabato, la chiesa si affolla molto di più, i canti (spontaneamente a più voci) si moltiplicano, la partecipazione ci appare davvero intensa. La domenica poi la chiesa è piena, e molti laici, anche bambini, svolgono diversi ruoli: le offerte, le questue, il servizio all'altare, la distribuzione dei libri di canti. Sono presenti anche non cattolici.

Padre Riccardo ha saputo trovare validi collaboratori, che stanno crescendo nella fede e nell'impegno: nel disbrigo dei lavori in cucina e nell'orto, nei rapporti coi parrocchiani e col paese, oltre i maestri che lui deve evidentemente formare.

Con padre Riccardo e col collaboratore principale, Augustin (il "visitera"), abbiamo visitato quattro villaggi nella brousse, qualcuno anche molto distante. In ogni villaggio la popolazione ci attende sotto il grande tamarindo che sempre dà ombra allo spazio comune; l'anziano esprime il piacere e la riconoscenza per queste visite, porge un saluto cordialmente formale, si celebra insieme l'Eucaristia, i bambini delle scuole eseguono i loro saggi di canti, balli e talvolta recitazione. Il villaggio quel giorno è tutto catalizzato e animato per la nostra presenza; arrivano i doni per gli ospiti: polli, riso, uova, una pecora, un intero zebù squartato sotto i nostri occhi e cucinato per tutti gli abitanti. Noi pranziamo nella capanna dell'anziano o nella scuola, a terra, sulle stuoie, attingendo da piatti comuni che contengono riso e carne in brodo o in salsa. Tocchiamo con mano il grande culto dell'ospitalità di questa gente, e soprattutto il rispetto e l'attenzione per chi, come padre Riccardo, si occupa di loro e si preoccupa per loro. Indimenticabili gli sguardi, le risate, i canti e i passi di danza in cui si impegnano fino in fondo soprattutto i più piccini. Feste similari si svolgono solo per circoncisioni e funerali.

Non tutti i bambini stanno bene, nemmeno nei villaggi: qualche pancina gonfia, diverse ernie evidenti, casi abbastanza frequenti di bronchite, palesi segni di denutrizione (come i capelli tendenti al rosso); ma non si può certo dire che, nei limiti della situazione oggettiva, i bambini siano trascurati; anzi, sono ovunque attesi e ricercati con gioia, e spesso i loro nomi testimoniano quanto siano i benvenuti ("Colei che ho atteso con gioia", "Colui che è felicemente arrivato" etc.).
Purtroppo non tutti vanno a scuola,e le adozioni a distanza servono proprio ad incrementare il numero degli scolarizzati.
Abbiamo notato anche la differenza, sia come igiene complessiva che come condizioni generali di salute, tra gli abitanti di villaggi con pozzo e senza pozzo.

Ma soprattutto abbiamo assistito ad un momento per noi molto forte e che ci ha fatto profondamente riflettere: il rinnovo del consiglio parrocchiale. In un contesto di preghiera intensa e partecipata sono sfilati i candidati, si sono svolte le elezioni, sono stati proclamati gli eletti: 5 uomini e 2 donne.
Questa investitura democratica e popolare è stata vissuta come un momento estremamente solenne e in contatto con la divinità e con il sacro. Molti nostri schemi consolidati hanno ricevuto una certa scossa e ci siamo chiesti più volte quanto noi possiamo dare a loro, e quanto noi ricevere da questa giovane chiesa in formazione.

Non è stato solo un viaggio, non è stata solo una visita, non è stata solo una sequela di emozioni indimenticabili. E' stato un vero dono di Dio che non può certo farci tornare uguali in Italia. Una tappa decisiva nella conversione continua che attende ogni uomo e ogni cristiano.

Un caro abbraccio a voi tutti da
Mimmo, Franca, Carla, Guido, Laura