Diari di viaggio

8 settembre - 16 ottobre 2007


“La missione comincia adesso”


E’ difficile per me riuscire a fare “una riflessione” sul viaggio appena terminato. Ho lasciato passare qualche settimana in modo che si sedimentassero un po’ le emozioni, almeno quelle più forti, per capire cosa sia più significativo dire per mezzo di un sito. Poi c’è sempre la retorica dietro l’angolo, nella quale non vorrei mai scivolare parlando di Missione, e non riuscirei a concentrare in poco spazio emozioni, storie, percorsi di viaggio, volti, bambini…

Allora ho cercato di ragionare sulla prima domanda che ci si pone nell’affrontare un’esperienza di questo tipo: perché?
Perché devi andare a fare questa cosa che qualche rischio ce l’ha?…chiedeva la famiglia.
Perché vuoi andare in un luogo che nessuno conosce per vivere male e scomoda per oltre un mese?…chiedevano gli amici.
Perché ti fai fuori quaranta giorni di ferie per andare a tribolare?…chiedevano i colleghi.


In realtà alcune persone che parlandone s’illuminavano a quest’idea le ho incontrate: persone che come me, senza avere motivazioni particolari erano comunque attratte da un progetto simile, in modo istintivo, quasi inconscio. Infatti il mio desiderio di Missione (adesso so che si chiama così) era già nato prima di una richiesta reale e motivata di Don Riccardo.

Di associazioni ne avevo guardate parecchie, ma sentendo per caso parlare di Mandabe ho provato l’impulso di andare a fondo; ho aspettato un anno prima di avere la conferma di partire. Ho cominciato ad informarmi, a contattare e conoscere le persone che fanno muovere tutta questa particolare e magica macchina, e poi ho avuto la fortuna di conoscere Don Riccardo di persona qua in Italia a maggio, e lui ha acconsentito a farmi fare questa esperienza, a realizzare un sogno.

Sarebbero troppe le cose da raccontare per descrivere tutto ciò che ho visto, le esperienze fatte, le emozioni vissute; vorrei invece soffermarmi sul ritorno. Sì perché in quel momento ho provato dolore, non volevo lasciare tutto quello che avevo trovato. Molto più di ciò che avevo immaginato, e dopo aver assaporato il piacere di un’esperienza simile, ho compreso il famoso perché.

Bisogno di silenzio interiore, tempo per pensare, un ritmo di vita che segue il sole, esempi di vita diversi per riflettere su come si sta conducendo la propria, mettersi alla prova, desiderio di valori semplici ma che sappiano ancora emozionare, bisogno di una pausa dal mondo… Poter guardare per un attimo la propria vita come da una finestra. Questa è la straordinaria opportunità che mi ha dato Mandabe e di cui avevo bisogno. Ecco cosa cercavo.

Ed è vero quello che dice Don Riccardo: “La Missione comincia adesso!”
Perché torni diverso, come con gli occhi aperti su te stesso. Ritornare alla routine è difficile se nel viaggio non si è guardato alle scomodità ma alla possibilità di liberarsi dalle trappole che la nostra vita di tutti giorni nasconde: desiderio di cose che non servono, corsa a valori che non hanno senso, obiettivi che riempiono solo i nostri contorni e non veramente noi stessi. Io in questa libertà mi ci sono buttata a capofitto, l’ho assaporata, gustata, goduta fino in fondo capendo che era un momento raro e prezioso della mia vita.

E’ stato meraviglioso vedere la gioia nell’accogliere un bambino nonostante la povertà, la serenità e la pace delle preghiere all’alba, un bicchiere d’acqua fresca tirato su a mano dal pozzo.

Un grazie a tutte le persone che mi hanno aiutato a realizzare questo sogno.

Chiara