Carissimi amici,
è arrivato il momento di salutarci.
Innanzitutto un grazie immenso al Signore per tutto quello che ho visto e sentito durante questi mesi; alle persone e ai gruppi incontrati: ritrovare degli amici scalda il cuore.
Un grazie particolare lo devo ai sacerdoti della parrocchia e ai confratelli del Cottolengo, sempre così accoglienti e premurosi: continuo a sentirmi molto legato alla congregazione che mi ha dato tutto.
Una parola a parte la dico a voi, amici che non sono riuscito ad incontrare: «Soprattutto non pensate che vi amo di meno! Spesso è alle persone che ci vogliono più bene che si chiedono i sacrifici più grandi e so che la nostra amicizia non diminuisce perchè non ci siamo potuti vedere “più da vicino”».
Grazie a tutti voi che mi avete dato il tempo e l’ospitalità: accogliendomi nelle vostre case e alla vostra tavola. Ho cosi potuto vedere un po' delle vicende che vi sono occorse in questi anni e il cammino che avete fatto: gioie e lacrime, difficoltà e successi.
Che cosa ci terrà uniti adesso che parto: l’Eucaristia.
Sostare in silenzio davanti a Lui è il nostro legame più forte e quotidiano.
L’Eucaristia amata e ricevuta è la nostra forza.
E poi c’è il Rosario: non tenetelo sullo specchietto della macchina, o nella borsetta: Tenetelo in tasca!
E cosi ogni volta che la mano lo tocca ci si ricorda che abbiamo una Mamma che non ci dimentica e che non ci lascia soli.
Giovanni Paolo II ci ricorda che il primo aiuto di cui hanno bisogno i missionari è la nostra preghiera, insieme al dono spirituale di sopportare l'anzianità e le malattie, offerti al Signore perché li cambi in grazia.
Io parto, ma non pensate che sono solo io il missionario: lo siamo tutti, perché il Regno cammina con le nostre gambe, parla con la nostra bocca, ama col nostro cuore.
Fra poco Gesù ci visita nell’Eucaristia: nei segni “poveri” del pane e del vino: Lui la nostra forza oltre le distanze!
Teniamoci in contatto, a tutti il mio grazie più grande.
(dalla preghiera letta dopo la comunione)
Un giorno, il tuo giorno, mio Dio,io verrò verso di te.
E nella autentica esplosione della risurrezione,
saprò allora che la tenerezza, sei tu,
che la mia libertà sei ancora tu.
Verrò verso di te, mio Dio,
e tu mi donerai il tuo volto.
Verrò verso di te con il mio sogno più folle:
portarti il mondo fra le mie braccia.
A nome degli amici
è stato letto da Angiola un AUGURIO-BENEDIZIONE